Appunti di degustazione

CANTINE BONACCHI – GENTILESCO CHIANTI DOCG 2018: il piacere della semplicità

Affacciandosi alla finestra al momento non si direbbe, ma si sta avvicinando l’estate, la stagione del caldo e dell’aria aperta, la stagione della convivialità e delle grigliate con gli amici.

Mi viene in mente una frase dell’autore contemporaneo francese Michel Houellebecq, la felicità è un allegro pasto tra amici accompagnato da un vino onesto, e onesto è appunto uno degli aggettivi che userei per descrivere il vino a cui è dedicato questo articolo. Un vino piacevole, per tutti i palati, di grande bevibilità e senza dubbio una scelta azzeccatissima per accompagnare la carne alla brace e una giornata tra amici.

Sto parlando del Gentilesco Chianti DOCG 2018 prodotto da Cantine Bonacchi, che ho pregustato in anteprima al Vinitaly poche settimane fa.

Azienda storica quella della famiglia Bonacchi, che dalla fine dell’800 coltiva la vite all’ombra del Montalbano, nel comune di Quarrata (PT), un territorio dove la viticoltura è radicata da secoli, fin dai tempi di Lorenzo Il Magnifico, e le vigne sono parte integrante del paesaggio rurale. Dall’iniziale produzione di uva e vino sfuso, alla fine degli anni ’80 Cantine Bonacchi fa il suo ingresso nel mercato del vino imbottigliato, ed è oggi una realtà affermata che unisce la tradizione della viticoltura toscana alle più attuali tecniche di vinificazione, e il Chianti Gentilesco ne è l’esempio più calzante.

Vino definibile entry level tra le molteplici etichette dell’azienda, diretto e semplice, ma non banale, di quella semplicità che è fatta di uva, matura, vinificata in modo da valorizzarne le tipicità e non stravolgerne la natura. È prodotto da uve Sangiovese, con una piccola parte di Canaiolo, provenienti dai vigneti di più recente impianto tra quelli che circondano la cantina, 40 ettari in totale, appoggiati sulle prime propaggini del Montalbano.

L’allevamento a cordone speronato, oltre ad adattarsi bene alla varietà e al tipo di terreno, consente anche una gestione del vigneto relativamente agevole e la meccanizzazione di molte operazioni, tra cui la vendemmia. Aspetto quest’ultimo di rilevante importanza: se consideriamo infatti che di Gentilesco vengono prodotte ogni anno circa 100.000 bottiglie, e sono quindi necessarie quantità di uva elevate, è fondamentale che la raccolta avvenga in tempi stretti in modo che le uve giungano in cantina con una maturazione omogenea, mi spiega Ivan Misuri, l’enologo di Cantine Bonacchi.

La vinificazione è lineare, volta ad esaltare le caratteristiche del frutto a favore di una pronta bevibilità. Una volta raccolti, nella seconda metà di settembre, gli acini già diraspati sono sottoposti, prima della fermentazione, ad una macerazione a freddo che favorisce l’estrazione di polifenoli, colore e precursori aromatici.

Al termine di questa fase inizia il processo di vinificazione vero e proprio, con la fermentazione, che avviene in serbatoi in acciaio a temperatura controllata, mantenuta attorno a 24°C per ottenere un degradamento degli zuccheri progressivo e regolare e lo sviluppo di aromi freschi e fruttati che sono il marchio di fabbrica del Gentilesco. Conclusa la fermentazione alcolica il vino rimane in contatto con le bucce per un periodo che può arrivare a due settimane, arricchendosi ulteriormente in questo modo di tannini e antociani. La fermentazione malolattica e il seguente, breve, affinamento sulle fecce contribuiscono ad arrotondare il corpo del vino, senza però intaccarne spontaneità e immediatezza.

Rosso rubino vivo e intenso, al solo versarlo nel bicchiere sprigiona profumi dolci e freschi di ciliegia e lampone. Avvicinandolo al naso si percepiscono poi aromi netti di viola, more di rovo, un leggero tocco di pepe nero. In bocca ha una struttura snella e dinamica, in cui la proverbiale severità del Sangiovese è ammorbidita da tannini levigati e animata da un’acidità vivace che ne esalta la freschezza. Gli aromi di frutti rossi persistono intensi anche nel retronaso, contribuendo alla generale sensazione di brio e dolcezza.

E’ nel complesso un vino giovane sì, ma equilibrato, fatto per accompagnare un primo piatto al pomodoro, un tagliere di salumi, o anche il classico panino con l’affettato, oltre ovviamente alla carne alla griglia come dicevamo all’inizio.

Immediato, ma ben fatto, armonico, e vorrei sottolineare questo aspetto; siamo abituati a considerare “grandi” solo quei vini complessi e strutturati, di lungo affinamento, ma a volte la grandezza di un vino sta semplicemente nella voglia di versarsi un altro bicchiere.

 

www.bonacchi.it

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