Appunti di degustazione

Colle Adimari – Lanfora 2017: la tradizione che strizza l’occhio al presente

Spesso una bottiglia di vino ci racconta una storia, ci parla del territorio da cui proviene, di tradizione, di passione e lavoro, e porta con sé una parte di identità e di anima del produttore.

Lanfora, Cabernet Sauvignon in purezza prodotto da Colle Adimari di Cerreto Guidi, appartiene a questa categoria.

Com’è intuibile il nome del vino è dovuto ai recipienti in terracotta nei quali affina, utilizzati secoli prima della diffusione dei contenitori in vetro per lo stoccaggio e il trasporto del vino, reintrodotti poi in anni recenti come strumento di elevage in alternativa ai classici legno, cemento e acciaio.

Il più antico dei contenitori quindi, per la più moderna delle tecniche di affinamento, un dualismo, quello fra tradizione e innovazione, che descrive bene la filosofia produttiva di Colle Adimari, azienda giovanissima -la prima vendemmia è del 2015- come i suoi proprietari, i fratelli Virginia e Niccolò Rossetti che, animati dalla passione per il vino e dal legame con la campagna dove sono cresciuti, hanno rilevato i vigneti del nonno e si sono avventurati in territorio inesplorato, avendo entrambi intrapreso fino a quel momento percorsi di studio e lavoro che col vino ben poco hanno a che fare.

Una sfida, ammette Virginia, che comporta ricerca, impegno e fatica, tanto più trattandosi di una realtà appena nata, dove è necessario occuparsi in prima persona ti tutti gli aspetti, dalla A alla Z, dalle lavorazioni in vigna alla promozione commerciale, ma che, assieme al fratello Niccolò, affronta instancabilmente, con entusiasmo e la preziosa collaborazione di Marco, che si occupa della cantina, e di Jacopo, agronomo, anch’essi allo stesso modo giovani e motivati.

La tenuta conta 15 ettari di vigneti, di età compresa tra i 10 e i 15 anni, Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, precedentemente impiantati sui terreni adiacenti all’attuale cantina. La particolare conformazione collinare forma una sorta di teatro naturale, offrendo alle vigne un’esposizione che varia da Sud a Ovest a Nord-Ovest e regala un notevole colpo d’occhio.

L’azienda non opera in regime di agricoltura biologica al momento, ma, ci tiene a sottolineare Niccolò, tutte le lavorazioni sono effettuate con particolare attenzione alla sostenibilità e al rispetto della salubrità dell’ambiente. Trattamenti in base alle necessità e non al calendario, gestione oculata del verde, raccolta delle uve manuale, parcella per parcella, con selezione dei grappoli sani e perfettamente maturi; queste le accortezze che consentono di portare in cantina un prodotto di qualità, condizione necessaria per la produzione di vini di alto livello.

Ma la qualità da sola non basta. L’obiettivo infatti, per trovare spazio in un mercato per molti versi saturo, mi spiegano, è quello di produrre vini di spiccata bevibilità che, pur restando legati al territorio e fedeli alla tradizione vinicola locale, presentino una personalità riconoscibile, particolare, a tratti fuori dagli schemi.

Lanfora ne è l’esempio più calzante: prodotto interamente con Cabernet Sauvignon, che come il Merlot proviene dalla zona di Bordeaux e ha trovato ormai da decenni casa anche in Toscana, il quale, allo scopo di esaltarne bevibilità e caratteristiche varietali, a seguito della svinatura viene fatto affinare per 9 mesi in anfore da 3 HL di terracotta dell’Impruneta, senza vetrificatura interna e dalla particolare forma allungata che offre un’ottimale superficie di scambio con l’esterno. Le pareti in cotto delle anfore, porose, permettono all’aria di penetrare all’interno in piccole quantità e di entrare in contatto col vino, innescando un processo di micro-ossigenazione che favorisce l’evoluzione della struttura e dei profumi, senza però rilasciare aromi e tannini esogeni come farebbe una barrique, solitamente utilizzata per l’affinamento del Cabernet Sauvignon.

Il risultato è un prodotto fresco, estroverso, morbido, dotato di una discreta complessità in cui le caratteristiche del frutto maturo sono esaltate e allo stesso tempo è perfettamente riconoscibile l’impatto del terroir, che si dimostra piuttosto vocato: se così non fosse infatti il Cabernet Sauvignon tenderebbe ad esprimere sé stesso con marcati e poco gradevoli odori vegetali.

Il 2017 che ho degustato, frutto di un’annata per certi versi complicata, colpisce subito per l’intensità olfattiva e il carattere fruttato fresco e vivido, ma è solo la superficie. Basta qualche secondo infatti e il profumo si fa più complesso e variopinto, con note floreali di viola ad accompagnare aromi di ribes, mora, mirtillo, note balsamiche di eucalipto, macchia mediterranea, un tocco speziato di pepe nero, una leggera punta di anice. Una certa nota erbacea, tipica della varietà, è presente, ma risulta ben inserita nella trama dei profumi e contribuisce alla generale sensazione di freschezza.

In bocca presenta buona struttura e notevole armonia, con tannini fini e rotondi, cesellati dalla delicata mano dell’ossigeno. La freschezza percepita al naso la si ritrova anche in bocca grazie da un’acidità vivace, che pulisce la bocca e rende questo vino godibile anche in giorni di calura estiva come questi.

 

È nel complesso un vino decisamente piacevole, da tutto pasto, che si sposa bene con primi piatti a base di sughi di carne, o carne alla griglia e arrosto.

Nato come un esperimento, alla terza annata di produzione Lanfora dimostra già un’identità precisa, verve, e un carattere dinamico che rispecchia quello di Virginia e Niccolò.

 

www.colleadimari.it

 

 

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